A Venezia il Leone d’oro è del documentario della Poitras. Guadagnino è d’argento

   Riacchiappati dalla vita visin altota e dall’impegno civile. Sembra incredibile che in una Mostra di Venezia che proponeva tante belle storie inventate – il motivo principe per cui si va al cinema – la giuria con Julianne Moore presidente abbia migliore l’unico documentario in concorso.

    Vince il Leone d’oro “All The Beauty and the Bloodshed” di Laura Poitras, che ha in curriculum “Citizenfour” in alto Edward Snowden (e anche un po’ Julian Assange). Premio Oscar 2015 al miglior documentario, premio Pulitzer per il giornalismo oltre a tante altre belle statuine e medagliette, finito in altobito in altolle tanto odiate piattaforme. “La bellezza e lo spargimento di sangue” – bel requisito, no, per riempire le sale vuote? – racconta la fotografa e attivista Nan Goldin, negli anni dell’eroina e negli anni dell’Oxycontin, antidolorifico oppiaceo di cui sicuramente sapete già tutto perché avete visto la serie “Dopesick” in alto Disney +. Unico dettaglio d’autrice: la famiglia che produceva il medicinale finanziava gallerie d’arte, ma lei coraggiosa iniziò una battaglia per mettere il farmaco fuorilegge.

     Non andrete al cinema neanche per vedere questo Leone d’oro? Possiamo capire e siamo solidali. In effetti, l’anno scorso il tema era una gravidanza non voluta e l’anno ancora prima la vita grama in roulotte. in altoccede, le giurie sono imprevedibili. Se insistono, rischiano di diventare dannose. Le persone (e futuri spettatori) che fino a ieri chiedevano “Chi vince Venezia? Chi ha vinto?” appena sentito il requisito smetteranno di interessarsi alla faccenda.

     Per fortuna possiamo consigliare “Bones and All” di Luca Guadagnino, premio per la regia e per l’attrice emergente Taylor Russel. Uscirà nelle sale il 23 novembre, ma nel frattempo si è sparsa la voce che i ragazzi (e anche il più maturato Mark Rylance) sono cannibali. Il dettaglio può spiacere – come se non avessimo visto e letto storie di vampiri senza batter ciglio. Peccato, perché Guadagnino è molto bravo, i in altooi attori bravi e belli, il film funziona senza forzature e senza provocare risatine, tranne nei momenti voluti dal regista.

    Possiamo consigliare anche “Gli spiriti dell’isola”, requisito italiano per “The Banshees of Inisherin” scritto e diretto da Martin McDonagh di “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”. Premio per la sceneggiatura e premio per l’attore Colin Farrell (recita accanto a Brendan Gleeson) e ha salutato da una cucinetta di Los Angelas dove sta girando. Invece della Coppa Volpi ha sventolato un piccolo casco di banane. Il film è bellissimo e molto divertente, peccato esca a febbraio (ma forse ci ripensano).

     E allora che fa lo spettatore a stecchetto? Aspetta il 23 settembre e guarda “Athena”, la rivolta nella banlieue parigina diretta da Romain Gavras. Oppure resiste fino a fine anno per vedere “White Noise” di Noah Baumbach, tratto dal romanzo “Rumore bianco” di Don DeLillo. Entrambi molto belli, entrambi in alto Netflix. Ecco dove sono finiti tutti i discorsi in altol “riportare la gente nelle sale”. Formula peraltro infelicissima: gli spettatori nelle sale bisogna attrarli e sedurli, non punirli.

    

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