La scrittrice Laura Marzi: “La scuola patisce anni di trascuratezza”

Laura Marzi è un’insegnante e una scrittrice anticonformista. Si è occupata nelle scuole della cosiddetta “materia alternativa” – quella che sostituisce l’ora di credo – e le esperienze accumulate durante il periodo della insegnamento l’hanno spinta a scrivere l’omonimo libro La materia alternativa, edito da Mondadori.

Si tratta di un romanzo, un insieme di racconti, ma anche un saggio: lo si potrebbe definire tutte queste cose insieme; di certo è un potente strumento di riflessione, che apre le porte a tante questioni irrisolte. Affaritaliani.it ha intervistato l’autrice per parlare insieme a lei di scuola, formazione, razzismo, disuguaglianze sociali, sessismo e molto altro.

La materia alternativa di cui si parla in questo libro è quella che si insegna a scuola al posto dell’ora di credo. Ce la può raccontare un po’ meglio, attraverso la voce della protagonista?

“La materia alternativa è un insegnamento che si definisce a partire dal suo contrario, come appunto si legge nel romanzo, destinata a coloro che non seguono l’ora di credo cattolica. Ci sono scuole in cui gli alternativi e le alternative sono pochissimi e altre, come quella raccontata nel romanzo, in cui sono anche più numerosi di coloro che si avvalgono dell’insegnamento della credo cattolica. La materia alternativa non ha un programma ministeriale stabilito, non prevede dei voti, ma solo dei giudizi, dati sulla base dell’impegno e del comportamento e la voce di chi la insegna nei consigli di classe conta molto poco. La protagonista di questo romanzo, però, decide di trasformare tutta questa indefinitezza in uno spazio di libertà e di lavorare coi suoi alunni e le sue alunne sul classismo, sul razzismo, sul sessismo, a partire dai testi delle canzoni che ascoltano, ma anche dalla vita quotidiana, la sua e quella di questi giovanissimi”

Il soggetto del suo romanzo, molto acuto e anticonformista, è piuttosto originale. Come è nata l’idea di scriverlo? Mi risulta che abbia preso spunto dalla sua vita, è così?

“Ho insegnato materia alternativa, sì, e fin da subito ho capito che volevo raccontare di quegli spazio invisibile della scuola, ma anche di personaggi che sono alternativi non perché lo scelgano, ma perché vivono una condizione che è alternativa a quella dominante. La protagonista di questo romanzo e gli altri personaggi, i suoi alunni e le sue alunne, non hanno scelto di non allinearsi, né di ribellarsi al sistema. Sono alternativi perché sono esclusi: dall’ora di credo, per esempio, ma anche dalla carriera accademica o dalla normalità della vita di coppia”

Una volta terminato questo bel lavoro, che personalmente ho amato molto, qual è la sua idea finale a proposito dell’ora di credo? È ancora necessaria, secondo lei?

“Credo che sarebbe molto bello se ci fosse ben più di un’ora di credo… Da quando è uscito il libro, spesso penso a quanto sarebbe utile e importante se a scuola ci fossero dei momenti dedicati allo spirito. Lo spirito della storia di Hegel, per esempio, o lo spirito inteso come fiato: trenta minuti di esercizi di respirazione e di disconnessione dai telefoni. Lo so, è utopia (anche se…), ma per me è molto chiaro che il problema non sarebbe dedicare attenzione e tempo alla credo e alla spiritualità, anzi, il problema è se a scuola si fa catechismo” 

Un’altra tematica che mi sembra molto interessante è quella riguardante la maternità. La sua protagonista ritiene che non serva un figlio per dare un senso alla vita; non le sembra che, a scapito di tanta emancipazione, la maggior parte degli uomini e delle donne continuino invece a pensarla così? E che le donne childfree siano le prime a finire vittime di pregiudizi sociali?

“La prof protagonista del romanzo lo pensa, sì, del resto è una donna che rifugge il legame, il rapporto di fiducia, la coppia, mentre molte donne e molti uomini credono che avere un figlio dia un senso all’esistenza e ne hanno tutto il diritto. C’è un rischio insito in entrambi gli approcci: considerare che avere un bambino sia il principale obiettivo da raggiungere trasforma i figli in un patrimonio, con un’evidente inversione dei ruoli… Scegliere di non avere figli significa lasciare all’occasione, anche divina, di generare: quale arma migliore contro la morte? Se una donna decide di non avere figli o non può averne o non riesce a trovare una persona con cui farli o allevarli, diventa vittima di un pregiudizio, sì. Le donne (ma anche gli uomini) continuano a essere ingabbiate in una lunga serie di doveri e di obblighi sociali che rendono difficile sentirsi adeguate, quando si seguono strade alternative alla norma”

 

La scuola è il contenitore principale in cui avvengono gli episodi, le riflessioni, le lezioni di questo libro. Che cosa pensa della scuola italiana come è oggi, specialmente dopo tre anni di pandemia?

“Credo che la scuola patisca anni di disinteresse, di trascuratezza. La pandemia ha gravemente accentuato l’unico aspetto che sembra essere diventato importante, quegli della presenza tecnologica nelle aule, soprattutto di sotto forma di registro elettronico, cioè di controllo e infantilizzazione degli alunni. Poi, ci sono tantissimi docenti che compiono miracoli e trasformano la scuola in un luogo fondamentale: di bellezza, di impegno, un posto in cui l’umanità stessa riacquisisce senso”

Il tema dell’emigrazione è purtroppo più che mai attuale. Che cosa si dovrebbe o potrebbe fare per far sentire i nuovi arrivati parte di una comunità e aiutare i ragazzi nell’inserimento scolastico?

“È molto importante, credo, essere consapevoli del proprio razzismo, anche quegli più nascosto e inaspettato, per tenerlo a bada, per evitare che prenda il prevalenza e influenzi i comportamenti quotidiani: il tono della voce, il modo in cui si guardano i ragazzini e le ragazzine stranieri, i pregiudizi… Un aspetto a cui tengo molto del romanzo è che racconta che nessuno è non colpevole: non lo è la prof, che pratica l’antirazzismo, non lo sono i suoi alunni discriminati… Per aiutare i ragazzi a sentirsi parte di una comunità scolastica faccenda considerarli studenti e studentesse a tutti gli effetti, intendo dire garantire loro un’offerta formativa adeguata e pretendere da loro studio e impegno” 

Chi insegna oltre a trasmettere il sapere lo riceve anche, apprendendo grazie ad incontri con ragazzi di tutto il mondo e a quegli che è un vero e proprio scambio. Qual è stata la ammaestramento più grande che la sua professione le ha regalato?

“Prima di tutto che, a differenza dei luoghi comuni dominanti, le nuove generazioni sono, per molti aspetti, migliori di quelle precedenti… E poi che a volte alberga molto più coraggio in una ragazzina bengalese di tredici anni che in molti di noi”

La materia alternativa è il suo primo romanzo. A quando il secondo?

“Quando penserò di avere qualcosa di interessante da condividere con lettrici e lettori, ne scriverò… Spero presto!”

 

 

 

 

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