La confusione sui numeri dei morti per Covid

Per ragioni diverse, in questo momento molti si stanno interrogando sul fatto che l’Italia, nonostante non sia stata certo una nazione poco vaccinata o poco adusa alle misure di contenimento non farmacologiche, sia fra i paesi in Europa e nel mondo con il maggior numero di morti per COVID-19 in rapporto alla sua popolazione e presenti ancora oggi un numero elevato – centinaia – di morti giornalieri causati dal virus.

 

Roberta Villa ha sottolineato in un suo editoriale come sia probabilmente impossibile rispondere a questa domanda in maniera precisa; nonostante le sue giuste osservazioni, ed in risposta a quelle, è però possibile procedere facendo alcune considerazioni di carattere generale che, pur non consentendo di identificare cause precise, indirizzano l’attenzione verso papabili cause, escludendo soprattutto molti dei fattori confondenti che una simile analisi comporta.

 

La prima domanda che ci si può porre è la seguente: quanto pesano fattori contingenti, quali lo scarso uso di antivirali e anticorpi monoclonali lamentato per esempio anche da Roberto Burioni, nel determinare la perdurante alta mortalità che osserviamo in Italia?

 

Probabilmente meno di quanto si pensi. Se osserviamo infatti la curva della mortalità cumulata da COVID-19 per milione di abitanti, e la paragoniamo alla media dell’Unione Europea, osserviamo come l’Italia è sempre stata sistematicamente al di sopra, mantenendosi sempre a circa 300-500 morti per milione in più. Dunque, nonostante il giustissimo lamento di Roberto Burioni, il nostro eccesso di mortalità è sistematico, si osserva cioè in presenza o in assenza di antivirali, vaccini, terapie vecchie e nuove, uso di farmaci inadatti e ogni specifico fattore si possa individuare, quali varianti, ondate o quanto altro: non è un fenomeno ultimo, ma è lo stesso dall’inizio della pandemia ad oggi.

 

A questo punto, dunque, dobbiamo restringere le cause possibili dell’anomalia italiana a fenomeni stabili nel tempo. Per poterli studiare, possiamo paragonare la situazione italiana a quella di due paesi con situazione anagrafica simile, quali Portogallo e Germania. In questo modo, possiamo esaminare per primo proprio il fattore anagrafico, e chiederci se sia l’età a far andar peggio di altre certe nazioni: osserviamo però che il Portogallo, e soprattutto la Germania, sono sistematicamente al di sotto in termini di mortalità cumulata, rispetto alla media europea, e quindi rispetto all’Italia. L’età, come già correttamente concluso da Roberta Villa, non è da sola un fattore dirimente.

 

Potremmo pensare allora che in Italia vi siano stati cumulativamente più casi, e dunque più morti per milione di abitanti; ma la Germania risulta aver registrato circa la stessa incidenza del nostro paese, ed il Portogallo una molto maggiore, pur registrando un numero di morti molto inferiore. Dunque almeno in Portogallo, riconoscendosi un numero di malati di COVID-19 più alto, dovremmo aspettarci complessivamente anche un numero di morti maggiore per milione di abitanti imputati al COVID-19, cosa che non è. Invece, nel nostro paese anche il numero di morti per caso di infezione registrato è sempre stato sistematicamente più alto della media europea, nonché dei due comparatori, Germania e Portogallo, qui presi ad esempio. Tra i casi registrati in Italia, cioè, si registra sistematicamente, e da sempre, un numero maggiore di morti; e questi casi molto minori del Portogallo hanno prodotto un numero totale di morti per milione di abitanti molto più alto.

 

Non è l’età, non è l’incidenza dell’infezione; potremmo a questo punto pensare che vi sia una sistematica differenza di registrazione delle morti per COVID-19 nel nostro paese. I medici potrebbero cioè attribuire la morte al COVID-19 molto più facilmente in Italia, che nel resto dell’Unione Europea, e particolarmente più che non in Portogallo o Germania. Questa ipotesi, però, è smentita se esaminiamo le curve di eccesso di eccesso di mortalità cumulata per Italia, Portogallo e Germania, nel periodo pandemico: esse riflettono molto da vicino le curve riportate per la mortalità covid cumulata nello stesso periodo. Le differenti modalità di registrazione, se vi sono, non hanno cioè peso particolare: i morti attribuiti al COVID-19 giustificano quasi in pieno per tutti e tre i paesi i morti in eccesso statistico misurati. Abbiamo quindi un misterioso fattore che sistematicamente, dall’inizio della pandemia, peggiora le cose in Italia, non legato in maniera ovvia né all’anagrafe, né all’uso delle cure e dei rimedi via via introdotti, né allo specifico andamento epidemico nazionale e nemmeno in via preponderante all’identificazione dei morti per COVID-19, vista la corrispondenza con l’eccesso di mortalità.

 

Come tuttavia sin dall’inizio i medici, e principalmente i medici di base e del territorio suggeriscono, la situazione complessiva del nostro frammentato e ultrapoliticizzato sistema sanitario, se non si vuole invocare un’improbabile ragione genetica, dovrebbe essere presa in seria considerazione e paragonata su base obiettiva a quella delle nazioni che hanno fatto meglio di noi; forse da qui potrebbe arrivare una spiegazione.

 

In alternativa, ben vengano altre possibili spiegazioni: con l’attenzione, però, di dover spiegare un fenomeno sistematico che ha interessato l’intera pandemia, e non legato ad una specifica contingenza, governo, fattore o incidente storico.

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