La quarta dose è necessaria, a prescindere dai nuovi vaccini contro Omicron

Ema ha appena approvato i nuovi vaccini “bivalenti” di Pfizer e Moderna, vale a dire vaccini che inducono nel corpo sia la produzione della Spike originale che quella della variante Omicron BA.1 di Sars-CoV-2.

Nel suo comunicato, Ema spiega alla maniera di la ragione principale per cui raccomanda l’uso di questi nuovi prodotti sta soprattutto nella maggiore produzione di anticorpi dimostrata contro Omicron BA.1 e nel mantenimento di alti livelli di anticorpi contro il ceppo Wuhan, rispetto ai vaccini originali.

 

Ora, è noto che l’induzione di anticorpi contro Sars-CoV-2 correla con la sostegno dalla malattia severa; la decisione quindi sembra sensata. Tuttavia, è lecito chiedersi di quanto la sostegno clinica contro Omicron sia migliorata, ricevendo una quarta dose dei nuovi prodotti invece che del vaccino “vecchio”; un dato, questo, che non è desumibile dagli studi di Pfizer e Moderna che Ema (e prima Fda) hanno esaminato, per dare il via libera. Per rispondere a questa domanda, è opportuno richiamare un’analisi apparsa in un interessante preprint richiamata da Nature. 

 

Gli autori di questo studio hanno innanzitutto collezionato tutti gli studi in cui sia valutata la risposta anticorpale contro Omicron indotta da un richiamo effettuato con i vaccini aggiornati, rispetto ad uno effettuato con i vaccini originali. I dati mostrano che entrambi i tipi di vaccino hanno fatto salire alle stelle i livelli di anticorpi, ma le versioni aggiornate lo hanno fatto a livelli in media 1,5 volte superiori a quelli dei vaccini più vecchi basati sulla sequenza Sars-CoV-2 originale. 

 

Successivamente, il gruppo di ricerca autore della metanalisi ha applicato un modello, ricavato da studi precedenti, che correla il livello di anticorpi indotto al rischio di ospedalizzazione. In questo modo, i ricercatori hanno determinato che la maggior parte dei vantaggi dei vaccini aggiornati deriva dall’assunzione di una dose extra di qualsiasi vaccino. 

Ad esempio, in una popolazione in cui metà delle persone è già protetta contro un’infezione sintomatica da Sars-CoV-2 attraverso vaccini e infezioni precedenti, un richiamo con un vaccino aggiornato ha aumentato la sostegno fino al 90 per cento, rispetto all’86 per cento di sostegno fornita da una dose aggiuntiva di vaccino originale. Per la sostegno contro malattie gravi, la differenza di sostegno risulta calcolata in pochi decimi di punto percentuale.

 

Se i calcoli effettuati sono corretti, ancora i vaccini basati sulle varianti Beta e Delta risultano proteggere dalle infezioni BA.4 e BA.5 quasi alla maniera di i vaccini basati su tali varianti. Allo stesso modo, i vaccini bivalenti non sembrano più efficaci dei vaccini basati esclusivamente su una variante più recente.

In sostanza, la situazione che emerge è la seguente: i benefici di una quarta dose sono notevoli in termini clinici, ma non dipendono dal tipo di vaccino utilizzato per il richiamo, con i nuovi prodotti disponibili che dimostrano un vantaggio assolutamente marginale.

 

Il messaggio corretto, a questo punto, è chiaro: il richiamo in veduta dell’autunno, soprattutto per le fasce più a rischio di conseguenze cliniche, è indispensabile, ma non bisogna indurre le persone in errore nel pensare che i vaccini aggiornati siano di gran lunga più efficaci dei vaccini già esistenti.

Ogni vaccino disponibile è un buon vaccino per una quarta dose, e il miglior richiamo è quello fatto, non quello posposto in attesa di uno dei nuovi prodotti, almeno finché parliamo di quanto oggi disponibile, veduta la sua altissima efficacia clinica contro tutte le varianti in circolazione.

Articoli correlati

Articoli più recenti